Azienda agricola Camporè

Una tenuta ricca di storia

Le Tenute di San Lorenzo ricadono nella Contrada Campo Re, da cui il progetto prende nome. La preziosa terra, già di proprietà del Re d’Italia Vittorio Emanuele II, passò per donazione al Cavalier Giovanni Vagliasindi suo aiutante di campo. La svolta si ha nel 2016 quando la tenuta viene acquistata da Maria Pia Madaudo che, insieme alla sorella Cristina, ha intrapreso l’ambizioso progetto di restituire all’antico palmento la dignità originaria di luogo pensato e organizzato per la produzione del vino, coniugando la passione per il vino, la natura e l’Etna.

La mission dell’azienda Camporè, infatti, è fare un buon vino in armonia con la natura, portando innovazione mediante il richiamo alla tradizione.

Un luogo ricco di fascino

Oggi la tenuta Camporè è un luogo dove tutto ricorda tempi passati. Ogni parte della Tenuta è stata rigorosamente restaurata attraverso un progetto conservativo. L’obiettivo, infatti, è quello di creare una risonanza visiva ed emotiva con il paesaggio, valorizzando il legame inscindibile con la natura e i suoi colori, con la gente e con l’identità etnea.

La tenuta Camporè è un luogo ricco di fascino dove tutto ricorda tempi passati

Il Palmento

L'azienda si fregia di un antico palmento, recentemente ristrutturato, che conserva l’aspetto originario e che contiene una collezione di attrezzi che venivano usati in passato per l’attività agricola, tra cui l’antica pressa usata per pigiare l’uva. Oggi questo luogo viene usato per ospitare eventi e degustazioni.
 

La Chiesa di San Lorenzo

Sicuramente di grande atmosfera è la piccola chiesa gentilizia consacrata a San Lorenzo e San Maurizio all’interno della tenuta (risalente al XVIII secolo) che presenta all’esterno una piccola campana in bronzo datata 1740 che veniva suonata per chiamare i contadini a raccolta.

Un magico ambiente di terra, acqua, aria e fuoco che fanno di questo territorio uno scrigno di straordinaria biodiversità.

La vendemmia

 
L’azienda consta di 8 ettari di vigneto equamente diviso tra nerello mascalese e carricante che si sviluppa in uno scenario incantevole dominato dall’imponente “Muntagna”.